Ho frequentato le elementari in un istituto di suore negli anni '60. Su quel periodo potrei scrivere per ore ma non lo farò; voglio solo ricordare un episodio che mi è tornato alla mente poco tempo fa. Allora, come ora del resto, si facevano le recite scolastiche, alla fine dell'anno, forse anche a Natale. Erano spettacoli in cui un po' si recitava, un po' si cantava -come nei musical, o nei film di Walt Disney!-; le parti cantate erano accompagnate dal pianoforte, suonato da un'attempata signorina di nome Mariuccia. In terza la recita, di cui non rammento assolutamente la trama (cosa pretendete: sono passati quasi cinquant'anni!) prevedeva ad un certo punto l'entrata in scena di un "coro di pasticcere viennesi" di cui anch'io facevo parte, sobriamente abbigliate in gonna a pieghe blu, camicetta bianca e un grembiulino pure bianco. Ho detto che non ricordo l'argomento della pièce ; in compenso però ho stampato in mente (misteri della memoria) gran parte del testo della canzone che cantavamo: "Ecco vassoi d'argento /tutti ricolmi di specialità /belle e profumate/ son le tartine che portiamo qua..." Fin qui, nulla di particolare, ma arriviamo al finale: "Tra le novità che noi creiamo potrai scegliere/ e dimenticar così gli affanni e i dispiacer. /Non convien soffrir, meglio assai gioir, e della vita/coglier solo quello che può dar la felicità!"
Ora, se c'era un tasto sul quale le buone suore battevano quotidianamente, era quello del sacrificio, del fioretto, della rinuncia. Sembrava che essere felici fosse una colpa, da scontare infliggendosi qualche mortificazione, privandosi di qualche seppur lecito piacere. Tutt'altra logica era sottesa all'esortazione cantata dalle pasticcere: un invito a cogliere solo le gioie della vita, quasi un carpe diem di oraziana memoria. Noi ignare educande ovviamente pronunciavamo quelle parole senza riflettere sul loro significato, e solo adesso a distanza di tempo mi sono fermata a meditare sulla contraddizione tra esse e quanto ci veniva inculcato quasi ossessivamente. Ma una domanda mi sorge spontanea; le suore avranno mai letto il testo di quella canzone? Ho paura di no, altrimenti con ogni probabilità avrebbero ripiegato su un altro spettacolo: magari la vita (e la morte) di S. Maria Goretti...
rosy
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