Mia mamma ha sempre una certa diffidenza nei confronti dei miei esperimenti culinari senza zucchero: la sua lamentela "non è dolce" è diventato un tormentone che ormai dico io precedendola prima ancora che abbia assaggiato. Questa volta però non ha avuto motivo di pronunciarla perchè la mia torta è venuta dolcissima (anzi per me quasi troppo) senza un grammo di zucchero aggiunto!
La ricetta l'ho presa qui ma ovviamente l'ho modificata un po' e, modestamente, è venuta davvero una bomba:
2 cups farina integrale
1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato
sale q.b.
una spruzzata di cannella e zenzero
punta di un cucchiaino di misto di spezie per dolci
1/2 cup di cocco grattugiato
1/2 cup di carota grattugiata (ho usato una carota)
1 cup 1/4 di succo di mela
1 cup di datteri (misurati interi col nocciolo)
Ho mescolato la farina, il cocco, il lievito e il bicarbonato, le spezie e il sale. Ho denocciolato e tagliato a pezzettini i datteri e li ho aggiunti al composto, quindi ho incorporato la carota grattugiata finemente. Infine ho ammorbidito il composto il succo di mela. Ho fatto cuocere in uno stampo da plum-cake oliato a 180° per circa 30 minuti.
La torta rimane leggermente umida per la presenza delle carote. I pezzettini rossicci che si vedono nella foto sono i datteri, quando si incontrano sotto i denti si sprigiona una dolcezza incredibile. La ricetta prevedeva anche le uvette ma sono del tutto superflue. Il trio carote-cocco-datteri si rivela assolutamente vincente!
Lucia
martedì 6 marzo 2012
Suore epicuree?
Ho frequentato le elementari in un istituto di suore negli anni '60. Su quel periodo potrei scrivere per ore ma non lo farò; voglio solo ricordare un episodio che mi è tornato alla mente poco tempo fa. Allora, come ora del resto, si facevano le recite scolastiche, alla fine dell'anno, forse anche a Natale. Erano spettacoli in cui un po' si recitava, un po' si cantava -come nei musical, o nei film di Walt Disney!-; le parti cantate erano accompagnate dal pianoforte, suonato da un'attempata signorina di nome Mariuccia. In terza la recita, di cui non rammento assolutamente la trama (cosa pretendete: sono passati quasi cinquant'anni!) prevedeva ad un certo punto l'entrata in scena di un "coro di pasticcere viennesi" di cui anch'io facevo parte, sobriamente abbigliate in gonna a pieghe blu, camicetta bianca e un grembiulino pure bianco. Ho detto che non ricordo l'argomento della pièce ; in compenso però ho stampato in mente (misteri della memoria) gran parte del testo della canzone che cantavamo: "Ecco vassoi d'argento /tutti ricolmi di specialità /belle e profumate/ son le tartine che portiamo qua..." Fin qui, nulla di particolare, ma arriviamo al finale: "Tra le novità che noi creiamo potrai scegliere/ e dimenticar così gli affanni e i dispiacer. /Non convien soffrir, meglio assai gioir, e della vita/coglier solo quello che può dar la felicità!"
Ora, se c'era un tasto sul quale le buone suore battevano quotidianamente, era quello del sacrificio, del fioretto, della rinuncia. Sembrava che essere felici fosse una colpa, da scontare infliggendosi qualche mortificazione, privandosi di qualche seppur lecito piacere. Tutt'altra logica era sottesa all'esortazione cantata dalle pasticcere: un invito a cogliere solo le gioie della vita, quasi un carpe diem di oraziana memoria. Noi ignare educande ovviamente pronunciavamo quelle parole senza riflettere sul loro significato, e solo adesso a distanza di tempo mi sono fermata a meditare sulla contraddizione tra esse e quanto ci veniva inculcato quasi ossessivamente. Ma una domanda mi sorge spontanea; le suore avranno mai letto il testo di quella canzone? Ho paura di no, altrimenti con ogni probabilità avrebbero ripiegato su un altro spettacolo: magari la vita (e la morte) di S. Maria Goretti...
rosy
Ora, se c'era un tasto sul quale le buone suore battevano quotidianamente, era quello del sacrificio, del fioretto, della rinuncia. Sembrava che essere felici fosse una colpa, da scontare infliggendosi qualche mortificazione, privandosi di qualche seppur lecito piacere. Tutt'altra logica era sottesa all'esortazione cantata dalle pasticcere: un invito a cogliere solo le gioie della vita, quasi un carpe diem di oraziana memoria. Noi ignare educande ovviamente pronunciavamo quelle parole senza riflettere sul loro significato, e solo adesso a distanza di tempo mi sono fermata a meditare sulla contraddizione tra esse e quanto ci veniva inculcato quasi ossessivamente. Ma una domanda mi sorge spontanea; le suore avranno mai letto il testo di quella canzone? Ho paura di no, altrimenti con ogni probabilità avrebbero ripiegato su un altro spettacolo: magari la vita (e la morte) di S. Maria Goretti...
rosy
lunedì 5 marzo 2012
il destino di una lettrice
Qualche giorno fa, su una bancarella di un mercatino dell'antiquariato, ho visto diversi volumi della "Scala d'Oro". Per i più giovani che probabilmente non ne hanno mai sentito parlare: si tratta di una collana di volumi, circa 80, per bambini e ragazzi graduati secondo l'età, dai 6 ai 14 anni, pubblicata all'inizio degli anni '50, che comprendeva anche grandi romanzi come "I miserabili" o "Guerra e pace" adattati nella mole e nel linguaggio per lettori giovanissimi. Doveva essere, immagino, uno strumento per avvicinare, fin dalla più tenera età, alla lettura non solo di libriccini scritti per l'infanzia ma anche dei capolavori di tutti i tempi. Ora, io posseggo TUTTA la "Scala d'Oro: mio padre l'acquistò quando ero piccolissima, se non addirittura prima che nascessi, probabilmente nella speranza che anch'io, come lui e la mamma, crescessi nell'amore per i libri e per la cultura. Ho ripensato a questo fatto e mi è sembrato bello, quasi commovente, che quest'uomo non agiato (era professore di latino; mia madre era casalinga, quindi non si nuotava nell'oro!) si preoccupasse di fornire alla figlia non solo tutto ciò di cui ha bisogno un bimbo per crescere sano, ma anche quello che una recente pubblicità-progresso definisce "cibo per la mente". Date queste premesse, credo fosse quasi impossibile che io deludessi le speranze familiari: in uno dei miei primi più vividi ricordi d'infanzia sono seduta nella veranda di casa con una fetta di pane, olio e sale in una mano e un libro nell'altra, così immersa nella lettura da non sentire i ripetuti richiami della mamma. Dovevo avere circa 5 anni, ma già da un anno avevo imparato (non chiedetemi come!) a leggere.. e da allora non ho più smesso di farlo. La mia casa è piena di libri, le mie serate più che della voce spesso petulante e fastidiosa della TV sono piene di quella sommessa e discreta degli autori che di volta in volta scelgo. La vecchia Scala d'Oro ha ancora il suo posto in uno scaffale e a volte mi capita di riguardare qualche volume -anche perché hanno bellissime illustrazioni- con un pensiero di nostalgia per l'infanzia e di gratitudine per i miei genitori.
rosy
rosy
domenica 4 marzo 2012
Spring rolls
Nella giornata meno primaverile degli ultimi giorni (il sole è spuntato solo dopo le 4) la primavera l'ho messa letteralmente nel piatto con degli involtini china-style, più che altro per smaltire le sfoglie di riso acquistate tempo fa e che sembrano non finire mai.
Mi sono ispirata alle ricette già presenti su veganblog.
per 10 involtini:
1/4 di verza bianca
mezzo porro
2 carote
una manciata di funghi porcini secchi (o shiitake)
2 cm. ca. di zenzero fresco
1/3 di cucchiaino di 5 spezie cinesi
olio di sesamo
salsa di soia
10 sfoglie di riso per involtini primavera
Reidratate nell'acqua i funghi secchi per 30 minuti. Affettare sottilmente a rondelle il porro, tritare lo zenzero fresco e mettere tutto in un wok con un cucchiaio di olio di sesamo e le spezie. Fate stufare per circa 5 minuti finchè il porro non è morbido, quindi aggiungete la verza tagliata sottilmente a striscioline, le carote grattugiate (con una grattugia a fori grossi) e i funghi tritati grossolanamente a coltello. Aggiungere salsa di soia a gusto, coprire e far cuocere circa 10-15 minuti; va benissimo anche se le verdure rimangono un po' croccanti. Ammollate in acqua fredda le sfoglie di riso per circa 1 minuto (comunque finchè si ammorbidiscono), mettete al centro un cucchiaio di ripieno, quindi ripiegatele prima sui lati e poi dal fondo arrotolandole il più strette possibili. Mettere su una teglia con carta da forno e cuocere a 180° per 10 minuti circa, fino a che non assumono una sfumatura dorata e appaiono più croccanti.
Io ho servito con del ketchup home-made a sostituzione della salsa agrodolce che danno al ristorante. Volendo al ripieno si possono aggiungere del tofu, dei germogli di soia, o ancora delle zucchine quando è stagione. Insomma, largo alla fantasia!
Forse la foto fa un po' schifo, ma io le macchina fotografica non ci capiamo per nulla purtroppo...
Lucia
Mi sono ispirata alle ricette già presenti su veganblog.
per 10 involtini:
1/4 di verza bianca
mezzo porro
2 carote
una manciata di funghi porcini secchi (o shiitake)
2 cm. ca. di zenzero fresco
1/3 di cucchiaino di 5 spezie cinesi
olio di sesamo
salsa di soia
10 sfoglie di riso per involtini primavera
Reidratate nell'acqua i funghi secchi per 30 minuti. Affettare sottilmente a rondelle il porro, tritare lo zenzero fresco e mettere tutto in un wok con un cucchiaio di olio di sesamo e le spezie. Fate stufare per circa 5 minuti finchè il porro non è morbido, quindi aggiungete la verza tagliata sottilmente a striscioline, le carote grattugiate (con una grattugia a fori grossi) e i funghi tritati grossolanamente a coltello. Aggiungere salsa di soia a gusto, coprire e far cuocere circa 10-15 minuti; va benissimo anche se le verdure rimangono un po' croccanti. Ammollate in acqua fredda le sfoglie di riso per circa 1 minuto (comunque finchè si ammorbidiscono), mettete al centro un cucchiaio di ripieno, quindi ripiegatele prima sui lati e poi dal fondo arrotolandole il più strette possibili. Mettere su una teglia con carta da forno e cuocere a 180° per 10 minuti circa, fino a che non assumono una sfumatura dorata e appaiono più croccanti.
Io ho servito con del ketchup home-made a sostituzione della salsa agrodolce che danno al ristorante. Volendo al ripieno si possono aggiungere del tofu, dei germogli di soia, o ancora delle zucchine quando è stagione. Insomma, largo alla fantasia!
Forse la foto fa un po' schifo, ma io le macchina fotografica non ci capiamo per nulla purtroppo...
Lucia
sabato 3 marzo 2012
Torta ubriaca al cacao, cioccolato e vino rosso
Giusto per smentire immediatamente i miei buoni propositi di eliminare il più possibile lo zucchero dai miei dolci, oggi ho preparato una torta davvero goduriosa che è riuscita proprio bene, soffice e profumata. Ho modificato una ricetta collaudata sostituendo al liquido previsto del vino rosso dolce, in questo caso bonarda amabile dei colli piacentini. Bando alle ciance, veniamo alla ricetta:
200 gr farina (ho usato la 00, che vergogna!)
125 gr zucchero di canna equo e solidale
30 gr di cacao amaro equo e solidale
1 cucchaino di bicarbonato
sale q.b.
cannella e spezie miste per dolci q.b.
vanillina o meglio estratto di vaniglia
60 gr olio di mais
200 ml di vino rosso dolce (ho usato della bonarda amabile; nell'originale era prevista acqua fredda)
cioccolato fondente tritato o gocce di cioccolato a piacere
Unire tutti gli ingredienti secch; in un'altra ciotola mescolare i liquidi tra loro e poi unire le due miscele. Unire il cioccolato grattugiato o le gocce di cioccolato. Versare nella tortiera oliata e infornare a 180° per 25-30 minuti (al solito fare la prova stecchino).
La dose che ho fatto io è per una minitortina dato che siamo solo in due e questo non è proprio un dolce da mangiare la mattina; ho usato 75 gr di farina e ridotto tutto in proporzione. Per la cucina si è sprigionato un profumo paradisiaco, la cannella e le spezie aggiungono un tocco che fa molto vin brulé. Insomma da rifare!
200 gr farina (ho usato la 00, che vergogna!)
125 gr zucchero di canna equo e solidale
30 gr di cacao amaro equo e solidale
1 cucchaino di bicarbonato
sale q.b.
cannella e spezie miste per dolci q.b.
vanillina o meglio estratto di vaniglia
60 gr olio di mais
200 ml di vino rosso dolce (ho usato della bonarda amabile; nell'originale era prevista acqua fredda)
cioccolato fondente tritato o gocce di cioccolato a piacere
Unire tutti gli ingredienti secch; in un'altra ciotola mescolare i liquidi tra loro e poi unire le due miscele. Unire il cioccolato grattugiato o le gocce di cioccolato. Versare nella tortiera oliata e infornare a 180° per 25-30 minuti (al solito fare la prova stecchino).
La dose che ho fatto io è per una minitortina dato che siamo solo in due e questo non è proprio un dolce da mangiare la mattina; ho usato 75 gr di farina e ridotto tutto in proporzione. Per la cucina si è sprigionato un profumo paradisiaco, la cannella e le spezie aggiungono un tocco che fa molto vin brulé. Insomma da rifare!
martedì 28 febbraio 2012
Macrotorta al grano saraceno e mele
Non paga della sfida posta dal fare torte vegane, cioè senza alcun ingrediente di origine animale (latte e derivati, uova, ecc.), ora il mio obiettivo è di cucinare dolci il più possibile privi di zucchero, consapevole del fatto che il saccarosio andrebbe evitato come la peste (magari ne parlerò in un post futuro). Questa ricetta devo averla trovata in giro per il web, probabilmente su veganblog, ma l'ho leggermente modificata (mi piace sperimentare in cucina e poi spesso non ho gli ingredienti e mi arrangio con quello che c'è in casa), metto l'originale e specifico tra parentesi le modifiche di questa volta:
400 gr farina (questa volta 150 di grano saraceno, 50 di riso e 100 di integrale)
100 gr nocciole tritate (le ho sostituite con le mandorle)
100 ml olio di mais
100 ml succo di mela
2/3 mele grattugiate (io le ho tritate a purea col mixer usato per le mandorle)
sale q.b.
3/4 di una bustina di cremor tartaro (ho messo invece un cucchiaino di bicarbonato)
200 gr uvetta (sono andata a caso, ne avrò messe due manciate)
scorza di limone (ho messo qualche goccia di estratto di vaniglia)
Si uniscono gli ingredienti secchi, poi si aggiungono olio e succo di mela prima miscelati, quindi le mele grattugiate, l'uvetta e le nocciole. L'impasto deve risultare piuttosto sodo, eventualmente regolatevi con altro succo di mela se necessario. Infornare a 180° per 30-35 minuti circa, fa comunque fede la prova stecchino.
L'ho fatta diverse volte, solo con farina integrale e con le nocciole, e mi è sempre venuta bene. Certo a chi è assuefatto allo zucchero potrà sembrare poco dolce, ma è solo questione di abitudine, per me è perfetta così.
buon appetito!
Lucia
400 gr farina (questa volta 150 di grano saraceno, 50 di riso e 100 di integrale)
100 gr nocciole tritate (le ho sostituite con le mandorle)
100 ml olio di mais
100 ml succo di mela
2/3 mele grattugiate (io le ho tritate a purea col mixer usato per le mandorle)
sale q.b.
3/4 di una bustina di cremor tartaro (ho messo invece un cucchiaino di bicarbonato)
200 gr uvetta (sono andata a caso, ne avrò messe due manciate)
scorza di limone (ho messo qualche goccia di estratto di vaniglia)
Si uniscono gli ingredienti secchi, poi si aggiungono olio e succo di mela prima miscelati, quindi le mele grattugiate, l'uvetta e le nocciole. L'impasto deve risultare piuttosto sodo, eventualmente regolatevi con altro succo di mela se necessario. Infornare a 180° per 30-35 minuti circa, fa comunque fede la prova stecchino.
L'ho fatta diverse volte, solo con farina integrale e con le nocciole, e mi è sempre venuta bene. Certo a chi è assuefatto allo zucchero potrà sembrare poco dolce, ma è solo questione di abitudine, per me è perfetta così.
buon appetito!
Lucia
lunedì 27 febbraio 2012
A volte ritornano
L'idea di questo blog è nata durante un giro in un famoso grande magazzino svedese di mobili, sedute su una panchina ad aspettare il bus navetta che ci avrebbe riportate in stazione; avevamo acquistato diverse stoffe con l'obiettivo di farne borse e borsellini e, forse obnubilate dalle spezie contenute nei famosi biscottini acquistabili al reparto alimentari, ci è venuta la malsana idea di condividere le nostre creazioni sulla rete. Purtroppo, dato il mio carattere rinunciatario e incostante, il blocco dello scrittore di Rosy e data la partenza per nuovi lidi di Chiara, queste pagine sono state abbandonate. Adesso però ci riproviamo: Chiara è sempre via, quindi non potrà contribuire con le sue straordinarie ricette, cercherò di occuparmi io della parte culinaria postando gli esperimenti più riusciti. Spero che questo nuovo tentativo sia coronato da maggior successo!
Lucia
Lucia
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